Intervento nella discussione sulle tesi politiche del XXI Congresso Cantonale del Partito Comunista
novembre 28, 2011 Lascia un commento
Discorso tenuto al momento della discussione sulle tesi politiche del XXI Congresso Cantonale del Partito Comunista, svoltosi il 27 novembre 2011 al Palagiovani di Locarno.
Care compagne,
Cari compagni,
nel discorso d’apertura del Congresso, che ho fatto precedentemente, ho concluso dicendo che è giunto il momento per il Partito, di fare un salto di qualità. Per meglio spiegare questo concetto – se mi permettete – faccio una metafora calcistica, che forse potrà sembrare stupida, ma sicuramente mi aiuterà nel rendere più semplice la comprensione di quanto vorrei dire; prima – quando ancora ci sentivamo “gli orfani del Muro di Berlino” – giocavamo in serie B, se non addirittura in categorie inferiori, dilettantesche; superato con fatica il complesso, abbiamo cominciato a ottenere qualche promozione (che tradotta in termini reali significa l’aver rimpolpato le fila, l’aver cominciato a proporre analisi, l’aver cominciato a lavorare sul territorio, l’aver creato importanti sinergie con il sindacato studentesco e da ultimo, l’aver ottenuto qualche buon risultato elettorale ), e oggi siamo una squadra che in serie A lotta sì per la salvezza, ma lo facciamo giocando con l’U21, in un panorama di avversari con esperienze decennali. Il salto di qualità sta nel cominciare a puntare alla vecchia coppa UEFA, ma per farlo noi giocatori dobbiamo cominciare ad allenarci di più e meglio.
Uscendo dalla metafora, devo dire che sostengo il documento presentato dal compagno Segretario, perché va proprio in questa direzione: un Partito di quadri – che non sia però elitario – ma volto alla costruzione di una realtà di massa: questo importante obiettivo lo possiamo però soltanto ottenere, lavorando con impegno e sacrificio alla formazione, naturalmente senza mettere nel dimenticatoio il lavoro politico concreto sul territorio, luogo dove dobbiamo mettere in gioco quanto imparato; altrimenti diventeremmo non un Partito Comunista, ma un semplice salottino filosofico che non si confronta con il mondo in cui viviamo. Proprio in quest’ottica invito le compagne e i compagni a volersi abbonare – anche organizzandosi sezionalmente – a Marx XXI, nuova rivista italiana dell’omonima associazione, che sta avviando un importante lavoro d’analisi; invito altresì il Partito a voler maggiormente attivare la già esiste Associazione Culturale Politica e Classe e a rendere il nostro giornale attuale un organo maggiormente formativo, ma questo è tema della risoluzione che ho preparato e sulla quale voteremo più tardi.
Lungi da me nel voler dire che sino a ora di formazione non se ne sia fatta, anzi, quante le conferenze o le letture analitiche che abbiamo organizzato, penso in particolar modo al “Manifesto” di Marx ed Engels; credo però che sia giunta l’ora di fare di più, portando avanti un percorso formativo più strutturato e non occasionale, come ancora avviene oggi. A costo di voler sembrare noioso, credo che dovremmo rispolverare la buona vecchia scuola di partito, o almeno è a quel modello che dobbiamo guardare. La difficoltà che possiamo riscontrare nel fare questo è dettata dal fatto che il Partito è composto da moltissimi giovani e poche persone con più esperienza, ma possiamo essere rassicurati dal fatto che sono nati dei buoni rapporti con compagne e compagni italiani, penso in particolar modo a Milano, Firenze e Bologna, i quali si dicono disponibili ad aiutarci in questo senso.
Sarà impegnativo, sarà barboso, sarà stancante, ma se vogliamo portare avanti le indicazioni di questo Congresso e del suo documento – che in termini concreti significa lavorare per incidere in maniera sensibile sulla realtà di questo Cantone – è per noi comunisti doveroso, perché – come diceva Josè Martì – “essere istruiti è il solo modo per essere liberi”. Per noi, essere dei quadri pronti è il solo modo di stare sul territorio coscienziosamente e in modo utile.
È solo lavorando in questa direzione che potremo in futuro andare a intaccare i gangli vitali del Ticino: oggi ne possiamo solo parlare, o poco più, senza però incidere realmente. La difesa degli ultimi, dei disoccupati, di chi lavora ma comunque fatica ad arrivare alla fine del mese, la ricostruzione della scuola pubblica – sempre più schiacciata dal pesante fardello dei tagli all’educazione (e con lo spettro dei finanziamenti alle scuole private sempre in agguato, grazie alla trasversale presenza nella galassia delle organizzazioni politiche da parte di Comunione e Liberazione); ma anche l’attacco alla partitocrazia, che ha creato uno schifoso sistema clientelare in qualsiasi ambito, e non da ultimo alla Svizzera e al Ticino che lavano più bianco.
Studiamo con impegno, stiamo sul territorio (quindi un giusto e ponderato connubio tra teoria e prassi) e vedremo che un po’ alla volta cominceremo a dettare l’agenda politica, e a quel punto saranno problemi per l’oligarchia di questo Cantone.
Grazie.
di Mattia Tagliaferri






